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“Esplora l’arte che riflette le contraddizioni della modernità”
“L’arte dovrebbe confortare i disturbati e disturbare gli amanti della comodità.”
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Vincenzo Marino è un artista contemporaneo italiano, nato a Napoli alla fine degli anni Sessanta e attualmente residente a Genova, dove si è trasferito in giovane età. Fin dall’infanzia ha coltivato una profonda passione per il disegno, che si è evoluta in una ricerca creativa costante e quasi ossessiva. I suoi primi lavori spaziano dal fumetto alla caricatura, realizzati con matite e acquerelli: strumenti attraverso cui ha iniziato a osservare e interpretare il mondo con ironia e precisione.
Alla fine degli anni Novanta ha rivolto la sua attenzione all’arte digitale e alla grafica web, sperimentando nuovi linguaggi visivi. Ma è nei primi anni Duemila che avviene una svolta significativa: l’incontro con un insegnante d’arte lo avvicina alla pittura a olio, dando inizio a una nuova fase creativa. Inizia così a partecipare a mostre collettive ed espone in piccole gallerie della riviera ligure di ponente.
Con il tempo, Vincenzo ha maturato uno stile distintivo ispirato al surrealismo, utilizzando la pittura come strumento per indagare le contraddizioni morali ed ecologiche della società contemporanea. Le sue composizioni, oniriche e provocatorie, invitano a mettere in discussione le certezze, stimolano l’introspezione e mirano a incoraggiare una riflessione più profonda sul mondo complesso in cui viviamo.

Vincenzo Marino

Vincenzo Marino

Vincenzo Marino

Vincenzo Marino




Il lavoro di Vincenzo Marino si sviluppa come un’indagine concettuale sulle dinamiche della contemporaneità. Le sue opere non nascono dall’urgenza di rappresentare, ma dalla necessità di interrogare. Ogni progetto è una costruzione critica, un dispositivo visivo attraverso cui analizzare le contraddizioni del presente.
La sua ricerca si concentra sui paradossi della modernità: sovraccarico informativo e vuoto identitario, connessione globale e isolamento individuale, velocità e perdita di profondità. L’immagine diventa uno spazio di tensione in cui questi elementi convivono senza trovare una sintesi rassicurante.
Nel suo processo creativo, il linguaggio visivo non è mai fine a sé stesso. Forma, composizione e materia sono strumenti funzionali al concetto. La stratificazione, la frammentazione e la ripetizione non rappresentano semplici scelte stilistiche, ma modalità operative attraverso cui il significato si costruisce e si destabilizza.
Marino lavora per sottrazione e accumulo, alternando controllo e discontinuità. L’opera si presenta come un campo aperto, dove il fruitore è chiamato a decodificare, collegare, mettere in discussione. Non esiste una narrazione lineare: esiste un sistema di relazioni.
La sua pratica si colloca in una dimensione riflessiva che privilegia il pensiero rispetto alla seduzione estetica. L’immagine non consola, non rassicura, non offre risposte immediate. Piuttosto, genera attrito.
In questo senso, il lavoro di Vincenzo Marino si configura come un esercizio di consapevolezza critica: un invito a rallentare lo sguardo, a riconoscere le strutture invisibili che modellano la realtà contemporanea e a confrontarsi con esse.
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